Interviste

Il design come sistema: Valeria Carlesso racconta Dedalo per Novamobili

libreria modulare per zona giorno in noce canaletto e bronzo Dedalo Novamobili

Quando due realtà condividono la stessa visione del design, le collaborazioni nascono in modo naturale. Da questa affinità di valori è nata la partnership tra Fattorini e Novamobili, brand italiano di riferimento nel panorama dell’arredo contemporaneo, con cui condividiamo un approccio al progetto basato su qualità, ricerca estetica, modularità e attenzione al dettaglio.
Da questa sinergia è nato anche un importante traguardo: il primo monomarca Novamobili a Roma, inaugurato in via Arenula 55. Uno spazio pensato come punto di riferimento per il design contemporaneo nella capitale, dove è possibile scoprire i sistemi e i prodotti più iconici del brand, insieme all’ampia gamma di finiture e soluzioni progettuali che rendono l’offerta Novamobili estremamente versatile e personalizzabile. Tra questi anche Dedalo, il sistema modulare recentemente premiato con l’Archiproducts Design Award 2025.
Il progetto porta la firma di Valeria Carlesso, designer che collabora con Novamobili e protagonista di questa intervista, con cui abbiamo approfondito la nascita di Dedalo e la visione progettuale che guida il suo lavoro.

valeria carlesso novamobili

Dedalo, recentemente premiato con l’Archiproducts Design Award 2025, nasce come sistema modulare capace di adattarsi a contesti e funzioni differenti. Da quale intuizione ha preso forma il progetto? Quali sono state le principali sfide progettuali affrontate nel suo sviluppo?

Dedalo nasce dal desiderio di destrutturare il concetto classico di contenimento. L’intento era quello di scardinare la rigidità del volume tradizionale attraverso un linguaggio fatto di curve e sottrazioni, creando un sistema modulare che non fosse un confine, ma un orizzonte visivo fluido. Volevo che il progetto avesse la capacità di mutare pelle e funzione, restando sempre fedele a un’estetica dell’essenziale che celebra il ritmo e la luce. La sfida progettuale più complessa è stata riuscire a ideare una struttura di forma organica che mantenesse le corrette proporzioni, pur dovendo collimare con le infinite difficoltà e i vincoli che una produzione industriale, per sua natura, impone. Far dialogare la morbidezza del segno visivo con la rigidità dei processi di serie è stato un esercizio di equilibrio: l’obiettivo era far sì che la complessità tecnica sparisse nel risultato finale, lasciando spazio solo all’armonia del modulo.

Come è nata la collaborazione con Novamobili e quali valori condivisi hanno reso naturale questo percorso?

La collaborazione con Novamobili si è sviluppata come un passaggio organico all’interno del mio percorso professionale. Sin dai primi approcci, è emersa una profonda affinità con l’identità di questa realtà: una visione che non interpreta il design come una collezione di oggetti isolati, ma come un sistema organico di relazioni capaci di qualificare lo spazio dell’abitare. A rendere questo percorso fluido è stata la condivisione di una solida cultura del “saper fare”. In Novamobili ho trovato un terreno fertile dove la sperimentazione e la sensibilità artigianale convivono con il rigore dei processi industriali. È questo equilibrio tra approccio sartoriale e capacità produttiva che ha reso la collaborazione una sinergia autentica, fondata sul valore comune di un design funzionale, essenziale e senza tempo.

Qual è il prodotto della collezione Novamobili che preferisce? Per quali ragioni?

Il mio prodotto preferito è, per definizione, quello su cui stiamo lavorando in questo momento. Credo sia fondamentale riversare tutta la propria passione e attenzione sul progetto in fase di genesi: è solo così che un oggetto può aspirare a diventare perfetto e unico. I prodotti già in collezione sono tappe fondamentali di un percorso, ma per loro natura sono perfettibili e pronti a nuove evoluzioni. Il progetto attuale, invece, rappresenta la frontiera della ricerca, dove l’entusiasmo per l’inedito guida ogni scelta.

Sistema poliedrico rovere chiaro Dedalo Novamobili

Qual é la sua casa ideale? Quali atmosfere, materiali o elementi non devono mancare?

La mia casa ideale è un organismo vivo, uno spazio capace di mutare e risuonare con le nostre trasformazioni. Non la immagino come un set fotografico immutabile, ma come un luogo di accogliente che sappia raccontare una storia: la nostra. Deve avere la flessibilità di adattarsi al passare del tempo e al cambiamento delle nostre esigenze, accogliendo nuovi gesti e nuove abitudini.
In questa visione, l’atmosfera è fatta di luce e di silenzio visivo, ma anche di materiali autentici come legni, pietre e fibre naturali, che non temono i segni del tempo, ma ne traggono carattere. Non devono mai mancare elementi che lascino spazio al movimento e alla riconfigurazione: arredi che ci permettano di riscoprire lo spazio ogni giorno. La casa ideale, in fondo, è quella che ci permette di essere noi stessi in ogni fase della vita, diventando lo specchio dinamico del nostro percorso.

Ci sono figure nel mondo del design che hanno rappresentato per lei un riferimento o una fonte di ispirazione?

Le mie fonti di ispirazione non appartengono strettamente al mondo del design, ma affondano le radici nell’architettura, che considero la vera matrice di ogni progetto d’arredo.
In particolare, il mio percorso si è nutrito del dialogo tra due visioni monumentali: quella di Le Corbusier e quella di Frank Lloyd Wright. Da Le Corbusier ho ereditato la lezione della logica spaziale e del rigore: l’idea che l’arredo debba essere un équipement razionale, capace di organizzare la vita quotidiana con precisione quasi urbanistica.
Tuttavia, sento il bisogno di mitigare questo razionalismo con la sensibilità di Wright. Mi affascina la sua architettura organica, la capacità di far respirare gli ambienti e di integrare i volumi alla materia e alla natura. Diventa fondamentale progettare oggetti che abbiano la solidità strutturale del primo e la calda accoglienza del secondo, trasformando il mobile in una piccola architettura domestica capace di generare benessere.

Nel suo percorso professionale, ha mai percepito che l’essere donna nel mondo del design potesse rappresentare un punto di forza o una prospettiva distintiva?

L’essere donna nel design si traduce spesso in un’attitudine empatica verso l’abitare. Progettare significa porsi domande non solo sulla forma, ma sull’esperienza d’uso: come ci si sente ad interagire con un oggetto? C’è una sensibilità particolare verso la ‘cura’ del dettaglio e verso la dimensione intima dello spazio domestico che considero un valore aggiunto imprescindibile per creare prodotti capaci di entrare davvero in sintonia con le persone.

Quale consiglio si sentirebbe di dare a una giovane donna che desidera intraprendere una carriera nel design?

Il mio consiglio è di coltivare una curiosità instancabile e di non temere il confronto diretto con la produzione. Il design non si ferma al monitor: nasce toccando la materia e comprendendo i limiti (e le opportunità) delle tecnologie. Abbiate il coraggio di sostenere la vostra visione, ma restate sempre aperte all’ascolto. La tenacia e la passione per il dettaglio sono le chiavi per trasformare una buona idea in un progetto di valore, capace di durare nel tempo.
Il progetto Dedalo racconta un modo di intendere il design come sistema aperto, capace di dialogare con lo spazio e con chi lo abita. Una visione progettuale che riflette l’approccio di Novamobili e che si ritrova anche nella filosofia di Fattorini, da sempre orientata alla ricerca e alla qualità del progetto.
Dedalo fa parte della collezione Novamobili, che è possibile scoprire da vicino nel monomarca Novamobili di Roma, in via Arenula 55, dove è possibile realizzare composizioni personalizzate scegliendo tra materiali e finiture, con il supporto del nostro team di progettisti specializzati.

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