Progetti
Un ufficio color cielo
Storia di uno spazio (con vista) che non è solo ambiente di lavoro, ma luogo vissuto dai dipendenti, progettato con arredi leggeri e materiali selezionati con cura per garantire estetica, comfort, funzionalità e durabilità.
Mettere al centro il benessere dei dipendenti senza rinunciare all’eleganza di uno spazio di rappresentanza nel cuore di Roma: questo il principio che ha guidato il progetto di interior coordinato da Isabella Selmin – e realizzato grazie al supporto di Fattorini – per la sede della prestigiosa società di consulenza e investimenti: Diadema Capital. Un lavoro in cui materiali, forme, colori, complementi sono stati pensati in accordo per creare spazialità armoniose e sofisticate ma perfettamente in linea con i valori aziendali e le esigenze di chi le vive quotidianamente e per tante ore.
Ma, soprattutto, un lavoro immaginato con l’idea di trovare un dialogo con la bellissima location su cui l’ufficio affaccia: Piazza Barberini, con lo sguardo rivolto verso la monumentale fontana del Tritone, realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1643 per volere di Papa Urbano VIII Barberini, nell’ambito dei lavori per la sistemazione del Palazzo che il pontefice si era fatto costruire pochi anni prima.
Poiché, pur considerando le dovute differenze tipologiche, di gusto e di contesto, le regole nel mondo del lavoro e dei suoi spazi sono cambiate infinite volte nel tempo – per dimensioni, stile, materiali e arredi, apparati tecnologici, servizi, distribuzione interna – non è scontato, oggi, trovare il giusto equilibrio funzionale ed estetico tra un ambiente di lavoro moderno e un immobile storico.
Qui, invece, a quanto pare è stato possibile. Come? giocando sui contrasti, tra contenitore e contenuto. L’ufficio infatti, caratterizzato da metrature ampie, è un susseguirsi di spazi aperti e luminosi in cui gli elementi caratteristici – uno su tutti: le travi di legno scuro a soffitto – sono lasciati visibili nella loro essenza e presenza. Un’operazione rispettosa che però poi si sviluppa in un’ottica contemporanea.
Negli arredi, per esempio, che sono un inno alla leggerezza, alla sottrazione piuttosto che all’aggiunta: da subito è stato chiaro che bisognava scegliere dei mobili che, pur avendo una spiccata personalità contemporanea, non riempissero visivamente le stanze, anzi, contribuissero a dargli un senso arioso, libero da inutili orpelli. Ma, allo stesso tempo, che assolvessero a funzioni tecniche, incluse quelle di durabilità e resistenza, trattandosi di arredi ad utilizzo quotidiano.
Ecco perché a fare da fulcro attorno cui ruota il progetto di interior, la scelta di usare una serie di brand cari al miglior made in Italy. Prime fra tutte le scrivanie Air di LAGO: realizzate in laccato opaco con piano in xglass Calacatta Gold e gambe in vetro temprato extrachiaro, quasi invisibili, conferiscono leggerezza e luminosità all’ambiente. Nonostante in alcune stanze ce ne siano molte, l’effetto non è mai quello di uno spazio saturo o troppo affollato di oggetti. Sempre di LAGO i contenitori sospesi, qui proposti nel nuovo colore 2024, Tuareg, con un finish lucido. Completano il tutto, il Tavolo Dragon premium Keramik di Cattelan Italia, gli imbottiti by Natuzzi e lampade di Flos (come la Taccia e la Arco, entrambi dei fratelli Castiglioni) e Artemide.
Immaginato in quadricromia, questo progetto utilizza il parquet in legno di rovere come elemento uniformante in tutti gli ambienti e pareti nelle tonalità del cielo, un azzurro pastello insieme riposante e vivace con accenti blu ottanio e oltremare – per tappeti, quadri, elementi contenitori – dettagli oro e bianchi e superfici materiche ricche, venate, riflettenti.
|
|
|
|



